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LE LUNGHE EREDITÀ DELLA GRANDE GUERRA

La Grande guerra, comunemente definita la prima guerra moderna della storia, si colloca come spartiacque nel racconto della storia del Novecento. Questo assunto è stato ampiamente discusso nella storiografia contemporanea: se infatti alcuni storici hanno individuato nella prima guerra mondiale il vero inizio del Novecento, altri ridimensionano la radicalità di questa frattura. Da qui prende avvio il ciclo di incontri che si propone di indagare alcune delle lunghe eredità della Grande guerra nella società europea del Novecento.

La fine della guerra vide la nascita di un grande numero di nuove entità nazionali e la scomparsa dei tre grandi imperi sovranazionali che avevano caratterizzato l’Ottocento. I confini stabiliti al termine della prima guerra mondiale sono stati la miccia di conflitti lungo tutto il secolo fino all’esplosione della ex Jugoslavia. I confini coloniali stabiliti negli anni successivi alla guerra ancora oggi causano conflitti spaventosi in diverse parti del mondo; contemporaneamente la definizione dei confini generò la nascita di una delle figure chiave del Novecento: profughi e desplaced people.

La quasi totalità delle donne dei paesi belligeranti fu coinvolta dalla guerra. La famiglia, l’ospedale, l’industria, la campagna, l’ufficio, i trasporti e i servizi pubblici, in poche parole, il fronte interno, furono il campo di battaglia delle donne. E innumerevoli furono le morti e le violenze patite dalle donne nelle zone di guerra e di occupazione. Ma per milioni di donne lo status giuridico economico e sociale non cambiò con il ritorno alla pace. Il ripristino della soggezione domestica fu l’esito del conflitto che tante energie aveva messo in moto e che aveva dato maggiore visibilità e consapevolezza alle donne. Comunque la guerra produsse alcune trasformazioni, tanto che molte di loro si giovarono della “concessione” del diritto di voto in alcuni paesi e dell’ingresso nel mondo delle professioni. Si trattò di un cambiamento che avvenne con tempi differenziati e che avrebbe visto il suo compimento solo molti decenni più tardi.

Guerra di massa, mobilitazione del fronte interno aprirono una strada senza ritorno: le masse mobilitate in guerra si affacciarono sulla scena politica e la trasformarono definitivamente. Le masse agirono non solo nella rivoluzione sovietica, nella rivoluzione in Germania, o durante il biennio rosso in Italia, ma ovunque, in Europa e non solo, la nascita dei partiti di massa cambiò radicalmente il volto della politica.

La produzione di massa e l’industria pesante acquisirono con la guerra un ruolo determinante nell’economia e trasformarono la vita di milioni e milioni di persone così come i processi economici messi in causa dalla guerra produssero conseguenze di lunga durata.

La guerra di massa e la mobilitazione del fronte interno cambiarono le regole della comunicazione politica e sociale, la propaganda diventò lo strumento della lotta politica, le dittature europee costruirono il consenso anche grazie alle più moderne tecniche di comunicazione (radio, cinema…). La Grande guerra, infatti, rappresenta un momento chiave nella storia della comunicazione, le cui eredità arrivano fino a noi, per diversi  aspetti, non ultimi i transfer di competenze fra commerciale e politico, il legame fra guerra e nuovi media, la centralità strategica della comunicazione nei conflitti contemporanei.

La trincea, i massacri delle grandi battaglie, l’uso dei gas e delle armi di distruzione di massa, milioni e milioni di morti modificarono strutturalmente il senso e la percezione della morte e, forse, anche della vita.

Il corso si conclude con un laboratorio sulle fonti di storia locale.

Grande novità di quest’anno sarà l’attività correlata opzionale sostenuta dal Festival pianistico internazionale di Bergamo e Brescia: la conferenza-concerto di giovedì 22 marzo alle 21.00 in Sala Greppi dal titolo “Musica e società: sperimentazione, censure, propaganda nei decenni bellici”, tenuta dal Prof. Angelo Foletto (critico musicale di Repubblica e presidente dell’Associazione critici musicali italiani) e da un pianista che intermezzerà il suo intervento.