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Fascismo, fascismi, nuovi fascismi tra storia, storiografia e problemi di didattica

 

 

 

 

corso per insegnanti 2019

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Ritorna anche per l’anno scolastico 2018-2019 il  corso per insegnanti, studenti e studiosi “Fascismo, fascismi, nuovi fascismi tra storia, storiografia e problemi di didattica” promosso e organizzato da Fondazione Serughetti La Porta, Museo delle storie di Bergamo, Associazione Amici del Museo storico di Bergamo, Ufficio Scolastico Territoriale di Bergamo, in collaborazione con il Liceo Lorenzo Mascheroni di Bergamo.

Iscrizioni entro il 27 gennaio 2019

L’obiettivo del corso è quello di indagare i caratteri del fascismo italiano, in particolare il progetto antropologico di costruzione dell’ “uomo nuovo”, comparare il regime italiano a quelli coevi di cui fu ispiratore, interrogarsi sui nuovi fascismi e sull’attrazione che l’ideologia neofascista sembra esercitare in diverse parti d’Europa.

Il tema del corso

Il fascismo si presentò da subito come un fenomeno ideologico e politico dai tratti “rivoluzionari”, in grado di incidere sulle identità collettive così come su quelle individuali. In quanto modello al quale si ispirarono anche altri movimenti e regimi europei, recuperò alcune suggestioni derivanti dalla guerra mondiale così come ne elaborò di inedite.

Una riflessione politologica ma anche culturale sugli “stili fascisti”, attraverso l’analisi critica di alcune fonti letterarie e iconografiche, aiuterà a meglio inquadrare gli aspetti antropologici del fascismo come totalitarismo incompiuto e “macchina del mito”.

L’architettura

Durante il fascismo l’architettura non è intesa solo come uno strumento di propaganda per la costruzione del consenso politico. A partire dalla metà degli anni Trenta essa diviene anche un efficace mezzo pedagogico per trasmettere alle masse i miti e i valori di un regime sempre più totalitario.

La Chiesa

Come ci fu un’età totalitaria per lo Stato, così ci fu una sorta di età totalitaria per la Chiesa. Ciò si ebbe soprattutto con il pontificato di Pio XI (1922-1939). In reazione ai totalitarismi politico-istituzionali, la Chiesa cattolica sviluppò, in chiave difensiva, dei cambiamenti strutturali (nelle forme sociali, psicologiche e pedagogiche) che configurarono un totalitarismo ‘concorrente’.

Il sistema di controllo e di repressione

Il progetto fascista di costruzione dell’“uomo nuovo” immaginava da una parte un intervento di profonda modificazione dei caratteri degli italiani, mentre dall’altra prevedeva l’emarginazione e l’eliminazione del “diverso”, dell’irriducibile ai piani del regime. Il controllo poliziesco, il confino, il Tribunale speciale divennero presto gli strumenti per colpire in primo luogo gli oppositori politici. Ma obiettivo della repressione fascista fu chiunque non rientrasse nel paradigma dell’italiano nuovo e quindi anche le minoranze nazionali che abitavano quelle terre di confine, ad est e a nord, entrate a far parte del Regno dopo la vittoria nella Grande Guerra.

Quale memoria del fascismo?

Il fascismo italiano rappresentò il modello per tutte le destre europee, compreso il nazionalsocialismo tedesco. L’Italia di Mussolini fu costantemente in guerra a partire almeno dal 1935 ed ebbe un ruolo di primo piano, a fianco della Germania e del Giappone, nella demolizione dell’ordine internazionale stabilito a Versailles e nello scatenamento del secondo conflitto mondiale, dove si macchiò – come già aveva fatto nelle colonie – di gravi crimini di guerra.

Gli aspetti repressivi e criminali del fascismo risultano però quasi assenti nella memoria pubblica nell’Italia di oggi, mentre predomina un’immagine edulcorata del fascismo come dittatura bonaria, non priva di meriti nella modernizzazione del paese. Risulta dunque utile approfondire le origini di una tale raffigurazione autoassolutoria del regime e riflettere sulle ragioni della sua persistenza fino ad oggi.

Il modello politico fascista, sviluppatosi in Italia tra il 1919 ed il 1925, apparve in grado di rispondere all’esigenza, imprescindibile dopo la Grande Guerra 1914-1918, di coinvolgere le masse senza però mettere in discussione i rapporti di forza tra classi, ceti, generi, generazioni. Proprio per queste sue caratteristiche risultò attraente per élites di paesi sia arretrati, sia avanzati.

La rinascita nel nostro paese e in molti paesi europei di gruppi politici che si richiamano in modo esplicito all’ideologia fascista e ne riutilizzano simboli e valori ci impone, oltre a uno sforzo di conoscenza, una riflessione sulla didattica. In molte classi gli/le insegnanti si trovano a confrontarsi con studenti e studentesse pericolosamente attratti dai gruppi neofascisti.

Questi i nodi che il percorso affronterà, alle sette lezioni affidate a docenti universitari di diversi atenei italiani seguirà, come di consueto un laboratorio sulle fonti organizzato dai Servizi educativi del Museo delle Storie di Bergamo in collaborazione con Fondazione Dalmine che unirà al lavoro sui documenti una perlustrazione del territorio della città di Dalmine.

Info

La partecipazione è gratuita, previa iscrizione su questo sito entro il 27 gennaio 2019

Le lezioni si tengono presso l’Auditorium del Liceo Lorenzo Mascheroni di Bergamo dalle 15 alle 17, con entrata da via A. da Rosciate 21/A o da via Borgo Santa Caterina 13, mentre il laboratorio conclusivo si svolge presso la Fondazione Dalmine, ore 15-18 (ingresso da via Vittorio Veneto, Dalmine. Parcheggio in sede). 

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Fotografia: Museo delle storie di Bergamo, Archivio Fotografico Sestini, Raccolta Lucchetti