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Convento di San Francesco

Edificato tra la fine del Duecento e l’inizio del Cinquecento, il Convento di San Francesco rappresenta un pregevole esempio di architettura conventuale medievale, costruita intorno a chiostri. 
Dalle fonti si evince che il complesso era così composto: la chiesa di San Francesco, i chiostri (Chiostro delle Arche e Chiostro del Pozzo) e la struttura a tre piani comprensiva di sala capitolare, celle, dormitori, refettori, cucine e infermeria.

Situata nel corpo di fabbrica che divide i due chiostri, la sala capitolare, come dice la parola stessa, era la sala dove si svolgeva il Capitolo, ossia l’assemblea dei frati. Di forma quadrangolare, con volta a crociera, l’ambiente si caratterizza per la presenza, sulla parete di fondo, dell’affresco raffigurante la Crocifissione con S. Girolamo e dolenti, Maddalena e Santa. 

Ad adornare e impreziosire l’intero complesso, troviamo numerosi affreschi databili a partire al Trecento e in parte visibili ancora oggi.

Nel corso della sua storia, l’edificio non subisce particolari modifiche fino alla soppressione avvenuta nel 1797: gli spazi modificati vengono adibiti prima a ospedale, poi a carcere e infine a casa di pena. 
Negli anni trenta del Novecento il Convento di San Francesco viene restaurato e, ormai di proprietà del Comune, è destinato a scuola elementare.

Dal 1997 il Convento è adibito a spazio museale.  Attualmente è la sede del Museo delle storie di Bergamo, di cui ospita gli uffici, gli archivi, la biblioteca e gli spazi per le mostre temporanee.

Dal 17 novembre 2018 la struttura è arricchita dal Museo della fotografia Sestini, un polo all’avanguardia dedicato alla fotografia storica. Il Museo si articola nell’Archivio fotografico Sestini, dotato di tecnologia all’avanguardia per la conservazione archivistica e di sistemi di catalogazione innovativi, in uno spazio espositivo con un percorso interdisciplinare sulla storia e il funzionamento del processo fotografico e in un’aula attrezzata per workshop con una biblioteca di settore.

museo della fotografia sestini

Il percorso espositivo

Il Museo della fotografia Sestini valorizza il proprio patrimonio fotografico con un percorso espositivo interdisciplinare dedicato al mondo della fotografia storica e articolato in due sezioni: una scientifica ed una storica.

Visioni fenomenali – la sezione scientifica si sviluppa in tre ambienti. In ciascuno si propongono attività che guidano i visitatori a scoprire il processo della vista, i fenomeni che regolano la propagazione della luce, gli inganni percettivi, le analogie tra il funzionamento dell’occhio umano e della macchina fotografica.

Museo della fotografia – la sezione storica conduce i visitatori alla scoperta della storia della fotografia tra dimensione locale e internazionale. Suggestive installazioni multimediali ripropongono le tecniche di lavorazione delle fotografie dalla prima metà dell’800 alla seconda del ‘900, ricostruiscono la diffusione degli studi fotografici nella bergamasca e illustrano i fondi dell’Archivio fotografico Sestini. Il percorso è completato dall’esposizione di antiche macchine e strumentazione originale in un suggestivo viaggio nel mondo della “meravigliosa scoperta”.

Visioni fenomenali – sezione scientifica

Il mondo a testa in giù

Il visitatore è invitato a entrare fisicamente in una macchina fotografica per sperimentare di persona quale percorso compie la luce e dove e come viene fissata l’immagine. Una macchina a lastre di vetro originale aiuta a comprendere meglio il passaggio dalle camere oscure alla prime apparecchiature fotografiche e la somiglianza con il funzionamento e la struttura dell’occhio. Ancora una volta nella storia, l’uomo imita la natura!

Giochi d’acqua e di luce

Il secondo ambiente illustra l’anatomia e la fisiologia dell’occhio umano. Svela le somiglianze e le differenze tra il processo artificiale della fotografia e quello naturale della vista, in cui il cervello fa la sua parte nel rielaborare le informazioni. Esperimenti divertenti portano il visitatore a scoprire come si comporta la luce in diverse condizioni, come si percepiscono i colori e come vedono gli animali.

Il cervello ingannato

La terza sala è dedicata al cervello, responsabile del riconoscimento e dell’interpretazione dell’immagine, e ai possibili inganni a cui può essere soggetto. Grazie a curiosi exhibit, il visitatore sperimenta false prospettive, associazioni mnemoniche e illusioni ottiche ed è invitato attivamente a concludere la visita creando la propria personale foto-ricordo con effetto speciale.

Museo della fotografia – sezione storica

Una scoperta meravigliosa

Tre installazioni video accolgono il visitatore nella sezione storica, dedicata all’evoluzione della fotografia nel tempo. Il racconto si dipana dalla creazione dei primi dagherrotipi fino alla contemporanea dematerializzazione introdotta dall’avvento del digitale. Riscostruisce la diffusione della “meravigliosa scoperta” nella bergamasca dagli studi dei fotografi pionieri fino alla felice stagione delle mostre dei fotolibri tra gli anni Sessanta e i primi Ottanta del ‘900. L’ultimo video permette di conoscere i fondi fotografici dell’Archivio fotografico Sestini, testimonianza viva di una storia affascinante.

Mani da fotografo

Due tavoli interattivi permettono di osservare il progresso delle tecniche di produzione di un’immagine fotografica. Il primo mostra la manualità necessaria nell’800 per la preparazione dei fototipi, per la creazione di un negativo su lastra, per la stampa a contatto e per il montaggio dei dagherrotipi.

Il secondo tavolo è dedicato alle processualità del ‘900. La Rolleiflex, la Leica, la Hasselbald, la Polaroid, le macchine che hanno fatto la storia della fotografia vengono mostrate nelle loro peculiarità, così come i processi di lavorazione dei negativi su pellicola e la stampa con ingranditore.

I click che hanno fatto la storia 

Il percorso si conclude con un’esposizione di materiali originali delle collezioni del Museo delle storie di Bergamo: lanterne magiche, dagherrotipi, macchine a lastra di vetro, macchine a pellicola, i modelli più antichi e i più recenti, la strumentazione da studio e quella da “campagna”. Il visitatore può ammirare l’evoluzione della strumentazione fotografica dagli anni Trenta dell’800 agli anni Ottanta del ‘900 in pochi passi!